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Comiso

Paese settecentesco

La strada che porta a Comiso da Ragusa è molto bella, soprattutto nel tratto finale, per le suggestive e ampie vedute sulla valle d'Ippari e giù fino alla costa.

Il paese è di aspetto in gran parte settecentesco.

Il territorio e' pianeggiante, ricco di insediamenti abitativi, legati per lo più al processo di urbanizzazione, alla piccola industria ed anche all'espansione delle colture in serra, soprattutto nella fascia costiera.

La campagna del comisano è fra le più ricche e fertili di tutta la Sicilia meridionale, grazie alle abbondati risorse idriche. L'agricoltura quindi, sempre piu' moderna e specializzata (prodotti ortofrutticoli e primaticci), ha un posto di primaria importanza.

Molto importante è la lavorazione della pietra dura (la pietra di Comiso) che qui ha assunto l'aspetto di una vera e propria industria. Nel Comisano, infatti, il calcare presenta aspetti simili al marmo e viene largamente impiegato come materiale da costruzione.

Piazza Fonte di Diana - Centro del paese, è ornata dall'omonima fontana neoclassica, alimentata da acque che in epoca romana erano destinate ad un bagno termale. Proprio di fronte alla fonte, nella stradina di collegamento con piazza delle Erbe, sono stati riportati alla luce alcuni ambienti delle antiche terme: il calidarium ottagonale ed un ninfeo con un mosaico a tessere bianche e nere raffigurante Nettuno e le Nereidi (II sec. dC.).

Piazza delle Erbe - Vi si affaccia la Chiesa Madre, S. Maria delle Stelle, caratterizzata, nella facciata, da tre ordini scanditi rispettivamente da paraste con capitelli dorici, ionici e corinzi. Sulla piazza si trova anche il mercato coperto, in stile neoclassico (1871), che ospita il Museo Civico Kasmeneo con una raccolta di cetacei e di tartarughe marine, ed anche la Biblioteca di Bufalino, donata dallo scrittore (morto nel 1996) al suo paese natio e suo rifugio.

Chiesa dell'Annunziata - Scenograficamente posta in cima ad un'insolita scalinata che corre obliqua rispetto al prospetto, la chiesa possiede una bella facciata neoclassica che presenta un singolare elemento di raccordo tra i due ordini, un ramo di palma. L'interno, luminoso, è decorato a stucchi bianchi, blu ed oro e conserva due tele di Salvatore Fiume (nel Coro).

Chiesa di S. Francesco (o dell'immacolata) - La chiesa, rinascimentale, racchiude la bella Cappella Naselli, dalla pianta quadrata che i pennacchi rendono ottagonale nella parte alta e che si chiude con una cupola costolonata. Qui si trova il monumento funebre di Baldassarre Naselli sormontato da un'edicola, entrambi di fattura gaginesca. Nella controfacciata si trova una cantoria secentesca ornata da cesti di frutta e fiori dipinti.

Piazza S. Biagio - Sulla piazza si elevano la Chiesa di S. Biagio di origine bizantina (contrafforti), ma riedificata nel '700 ed il Castello Aragonese, trasformato in residenza baronale dai Naselli.

Chiesa dei Cappuccini - Nella zona sud della cittadina. L'edificio risale al 1616. All'interno, si può ammirare un bell'altare ligneo a tarsie ed una piccola statua della Madonna dai tratti delicati (XVIII sec.). Nella chiesa si trova una cappella mortuaria con mummie di religiosi ed uomini illustri che ricalca in piccolo le Catacombe dei Cappuccini di Palermo.

STORIA

Nella zona collinare del territorio di Comiso si sono trovate numerose tracce di insediamenti umani molto antichi dell'epoca neolitica ed eneolitica. In queste furono impiantate dai Siculi delle officine di selce, che qui veniva estratta, lavorata ed esportata. Si pensa, inoltre, che in seguito alla colonizzazione greca, nella località del Cozzo di Apollo, abbia avuto origine la misteriosa Kasmenai, la mitica città che fonti storiche vogliono sia stata edificata fra Kamarina e Akrai.

Cospicui sono i resti di costruzioni greche e romane: particolarmente significativo il resto di un mosaico pavimentale romano, trovato nei pressi della Fonte Diana.

L'arrivo dei Bizantini, dopo le scorrerie barbariche, da' un nuovo impulso di risveglio quando si munisce la città di mura e i vari nuclei abitativi si riuniscono per formare il casale di Comicio, denominato poi Jhomiso.

L'evoluzione dell'abitato in epoca bizantina è lenta ma costante, e prosegue, senza molti traumi, anche dopo la conquista araba. Sotto i Saraceni il casale di Jhomiso, che in arabo significa "sorgente di acqua", forse in attinenza con la Fonte Diana, non subi' enormi varianti.

La vera storia della città comincia con gli Aragonesi, che cedono Comiso in feudo ad un certo Federico Speciario da Messina, nel 1296. Egli edificò nel nucleo urbano un palazzo-castello e altre fortificazioni, attorno alle quali si formò il futuro paese.

Nel 1321 il feudo fu ceduto a Berengaro de Lubera, il quale lo cedette in seguito a Giovanni Chiaramonte, e quindi ai Riggio e nel 1392 al catalano Bernardo Cabrera, conte di Modica. Ma nel 1493 il feudo comicino fu ceduto da Giovanni Cabrera, figlio di Bernardo, indebitato fino al collo, ai Naselli, nobili di antica famiglia che tennero il feudo fino al XVlll secolo e sotto i quali raggiunse livelli economici e sociali eccezionali, grazie a leggi moderne e più appropriate ai nuovi tempi, come la concessione in enfiteusi di una parte dei possedimenti della famiglia, l'istituzione di una fiera franca da vincoli doganali, concessioni di franchigie e privilegi vari e altri provvedimenti.

Con l'inizio del XVII secolo Comiso subisce degli avvenimenti che rallentano e fanno regredire questi fermenti di rinnovamento che hanno caratterizzato il secolo precedente: la fondazione del Casale di Vittoria nel 1607, voluto dalla contessa Vittoria Colonna, causò un notevole regresso demografico della popolazione di Comiso. Altri avvenimenti, purtroppo funesti, furono la terribile pestilenza del 1624 che si abbatté sulla cittadina, come in tutta la Sicilia causando un alto numero di decessi, e poi il tragico terremoto del 1693, che causa circa 90 morti ed enormi danni all'abitato.

Da questi tristi eventi il popolo comisano seppe risorgere con forza, ricostruendo tutti gli edifici abbattuti e riproiettandosi con slancio verso un futuro migliore. Così nascono in questo clima di fervore costruttivo i palazzi pubblici e privati, nel caratteristico barocco siciliano, le chiese ed altre costruzioni che hanno resa famosa la città per la scenografia urbana.

Grazie anche alla volontà ed alla munificenza dei Naselli nascono a Comiso i primi opifici industriali, che le danno un notevole impulso economico, come la cartiera, costruita nel 1729, che sfrutta le acque del fiume lppari, e i saponifici, costruiti nel 1742 da Filippo Sallemi e Biagio Guarino, che avevano imparato l'arte dai maestri saponari messinesi. E' in questo periodo che per la famiglia Naselli comincia la fase declinante, tanto che nel 1754 i successori del conte don Baldassarre, per far fronte ai debiti sono costretti a vendere una buona parte delle immense proprietà, che vennero acquistate dagli stessi fittavoli e dai grandi proprietari terrieri divenuti "baroni" (mediante l'acquisto dei titoli per mezzo delle loro nuove ricchezze).

Sono gli ultimi sintomi del feudalesimo e anche per Comiso si apre un periodo di profondo rinnovamento sociale, prima con l'avvento dei Borboni e poi col Regno d'ltalia.

Nel periodo fascista fu inaugurato a Comiso l'aeroporto militare, che in questi ultimi anni era stato trasformato in base missilistica ormai demilitarizzata.

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